Il Lungo Addio

7 09 2009

L’asfalto corre veloce, davanti ai miei occhi e sotto le ruote della mia piccola utilitaria. Il sole sta concludendo la sua parabola discendente, in picchiata verso il mare vermiglio dell’orizzonte di questa calda e interminabile giornata primaverile. La solita, vecchia provinciale di campagna si snoda come un fiume di lava raffreddata mentre l’aria calda umida e ferma del giorno, satura dell’odore del fieno tagliato, è percorsa da veloci folate di vento più freddo proveniente da Nord. L’incontro di odori di bassa campagna e lontani monti confonde i sensi, risvegliando ricordi sopiti ma mai dimenticati.

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Toyota Avensis e Driving Day

30 07 2009

Cominciando la lettura di questo articolo, penserete che ad A Ruota Libera qualcuno abbia preso ingenti bustarelle da uomini giapponesi in cravatta scura, con il bavero della giacca trapuntato dal simbolo Toyota. E anche che chi scrive abbia di colpo perso il senso comune della ragione come è intesa da A Ruota Libera stessa. Non fatevi solamente scoraggiare leggendo l’inizio dell’articolo, continuate e inorridite mentre si parla della capienza del bagagliaio di una macchina a gasolio su un sito dedicato alla pura passione della guida. Pronti?

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BMW Z4 35i, poca sostanza ma tanta apparenza

6 06 2009

Guardando la classica foto di una campagna disabitata in pieno giorno, con i prati e la stradina in terra battuta, riuscireste a dedurre la stagione in cui è stata scattata l’immagine in base all’aspetto, al colore, alla presenza (o meno) delle chiome degli alberi, abituati fiancheggiare la striscia polverosa di ghiaietto carrale. Anche le cabriolet vi possono dare alcune informazioni che comunicano le piante caducifoglie. Senz’altro informazioni dal punto di vista stagionale, non tentate di tagliare in due la vostra automobile per dedurne l’età contando gli anelli lignei inesistenti, fallireste miseramente.

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Voglia di Cabrio

25 04 2009

Guido la MX5 e arrivo in prossimità di una galleria, sorrido e non perdo l’occasione di poter fare il mio solito giochetto: lascio guadagnare strada al mezzo che mi precede, rallento a circa sessanta all’ora, metto la seconda e incentivo la lancetta dei giri ad andare in esplorazione delle zone più rosse e rumorose del quadrante in cui alloggia. Con il tettuccio assente è un piacere sentire il suono del motore, amplificato dall’effetto eco: gli iniziali gorgoglii a bassi giri, il crescendo del soffio dello scarico, il sibilio altrimenti impercettibile dell’aspirazione.

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Il primo passo

17 03 2009

 

“Mi devo prendere un’Automobile con la “A”.

Giusta, s’intenda, con tutto quello che serve perché l’Automobile stessa si possa definire tale. Un telaio, un motore, un volante, un cambio e tre pedali. Magari anche un sedile o due e, visto che ogni tanto piove, almeno una carrozzeria con un bel tettuccio che magicamente faccia la sua comparsa per evitare di costruire involontariamente una vasca da bagno con le ruote. Ecco, avevo dimenticato le ruote. Quelle motrici dietro, è meglio. E i freni.

Mi devo prendere un’Automobile usando il mio portafogli, quindi spendendo poco…”

 

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Per anni, un’idea del genere mi ha frullato per la testa. Anche se in realtà, a quell’epoca, in cui nemmeno avevo la patente, la mia Mazda MX5 era già in circolazione per le strade.

A dirla tutta a quell’epoca, nel 2001, non avevo nemmeno la barba.

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100 cv di pura vibrazione…

15 01 2009

Nonostante Fernando abbia deciso di non venire con me questo pomeriggio, esco di casa casco alla mano per provare l’ultima uscita di casa Buell, forse l’unico compromesso di moto stradale che accetterei motorizzata con un bicilindrico yankee rumoroso e strattonante, molto lontano dal tiro ben definito e lineare delle 4 cilindri giapponesi, giocoforza per la tipica struttura del motore; arrivato nel concessionario milanese l’accoglienza è calorosa, quasi di casa, nonostante si respiri un’ aria in certi momenti di nicchia, con la sensazione d’avere a volte addosso troppi occhi, che pensano che quello probabilmente, non sia il mio posto.
Parlo con il commesso che gentilmente mi porge il solito modulo per lo scarico delle responsabilità, dieci righe in cui confermi che sei perfettamente cosciente del fatto che in caso di sventurati eventi, per dirla in maniera poco ortodossa, i cazzi sono tuoi.

Compilate dunque le solite scartoffie, quello che sembra il titolare si avvicina con fare sospetto e squadrandomi dall’alto in basso, brandendo il fatidico contratto firmato poc’anzi, mi dice:

ma siamo proprio sicuri?”

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